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L’alchimia dell’Ayurveda

By 2 dicembre 2016 Nessun Commento

“Agisci come se il futuro dell’universo dipendesse da ciò che fai e intanto sorridi nel tuo cuore per aver pensato che le tue azioni possano cambiare qualcosa.”
(Pensiero buddista)

Affidarsi all’Ayurveda è come affidarsi ad un Maestro, alla mano della Grande Madre Divina, alla guida che è dentro ciascuno di noi per iniziare con fiducia e amore un lungo viaggio di crescita e di rinascita.

Nel mio lavoro di contatto con la parte fisica, mentale ed emozionale cerco di stimolare e incoraggiare le persone perchè possano attingere alle infinite forze e capacità che hanno a disposizione per vivere la vita in modo sano e armonioso.
Le aiuto a sviluppare le proprie capacità e il proprio talento, a diventare maestri del proprio destino, a scoprire le proprie caratteristiche migliori, uscire dal proprio ritiro segreto.

Il mio lavoro è da sempre lo specchio del mio personale processo di evoluzione.
Negli ultimi anni mi sono occupata molto di me stessa e della mia visione della vita.
La formazione per diventare Naturopata e operatrice Ayurveda è stata una sfida dura tra me e il mio corpo perché difficilmente si riesce a separare corpo, anima e mente.

Questo discorso di sviluppo dal corpo all’anima, dalla materia grezza a quella finemente lavorata, che io paragonerei ad un processo alchemico, è chiaramente riscontrabile nel lavoro profondo che si fa con l’Ayurveda, sia per chi vi opera che per chi vi si affida.
Quando parlo di processo alchemico indico normalmente quel processo di cambiamento e di trasformazione che porta a forme più complesse di vita.
Anche nel nostro corpo abbiamo dei processi di cambiamento e costruzione, e nel corso del tempo tutte le cellule si rinnovano. E non solo, i nostri atteggiamenti mentali e la nostra coscienza subiscono cambiamenti che sono funzionali al loro sviluppo.

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L’Ayurveda è la strada perfetta per accelerare questi processi di cambiamento e affinarli.
In particolare, grazie all’Ayurveda, si può vivere questo sviluppo in maniera consapevole, favorendolo attraverso il rispetto delle regole che essa suggerisce per uno stile di vita nel rispetto di sè e degli esseri che condividono e sostengono il nostro cammino, Madre Natura in primis.
Paracelso che dal sapere alchemico aveva sviluppato uno speciale percorso medico, in particolare, si occupò dei processi di mutamento delle piante e dei metalli attraverso i quali trasse particolari farmaci che “vibravano” su tutti i piani (corpo, anima e mente).

L’alchimia, tuttavia, non si limitava solo alla trasformazione dei metalli o delle piante, ma aveva come scopo anche quello di trasformare e sviluppare l’anima stessa dell’alchimista.

Il principio base dell’alchimia recita:

“Separa. Purifica e ricostituisci insieme.”

Nella medicina ayurvedica ritroviamo questo principio nell’approccio con i Dosha, con le terapie e le formule di preparazione dei rimedi terapeutici. Ogni Dosha (costituzione fisica) ha una sua propria caratteristica e la “lavorazione” per il processo di purificazione e riequilibrio degli stessi deve avvenire tenendo sempre presente quella caratteristica.
Nell’Ayurveda vengono integrate anche altre componenti dell’alchimia: quella delle piante, della musica o del canto (con la recitazione di particolari mantra), che intervengono in egual misura nella trasformazione delle vibrazioni e dunque nei processi di guarigione.

“La vibrazione diventa fisica dal momento in cui tu l’assorbi.”

Ecco che, come operatrice Ayurveda, cerco costantemente di procedere seguendo le orme ed i principi dell’alchimia nella distillazione della mia essenza per affinarmi sempre più e per far procedere di pari passo il servizio che offro agli altri e la mia evoluzione. Nella mia “missione” di contatto con le percezioni corporee e sensoriali, penso a quanto è vasto e profondo il mondo dei sensi, quante sensazioni regalo a chi, attraverso le mie mani, sa far suonare quello strumento che è il corpo regalandosi una dolce melodia di amore e pace.

Ringrazio l’Universo per avermi concesso sempre di provare amore supremo nei confronti di chi riceve il trattamento, estranea agli obiettivi personali, proprio come era in luce per gli alchimisti.

“E’ nel momento in cui l’alchimista intuisce di essere in grado di creare l’oro che diviene chiaro anche se l’alchimista è abbastanza maturo da affrontare quel potere”.

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Un sincero grazie… (Ayurveda International Academy)
Arrivo alla stazione di Firenze dopo aver fronteggiato una lunga coda di macchine, un saluto a Ponte Vecchio e, alle spalle lascio la vostra scuola, ormai sempre più lontana.
Sono stordita, confusa, mi sento un po’ orfana ora che ho lasciato la vostra dimensione, il vostro mondo.
Il corpo asseconda i passi che mi conducono al treno ma parte di me è rimasta lì, accanto a voi, catturata dai vostri sguardi, dalle vostre parole, in quei silenzi colmi di pace e di quiete, una pace che si espande ad ogni respiro e che mi pervade ad ogni incontro.
La carrozza è piena di gente, non gente qualunque ma “persone”, ognuna rappresenta in sè un microcosmo nel macrocosmo, ognuna in contatto più o meno consapevole con la scintilla divina.
Li osservo, li osservo tutti con occhi nuovi: tanti Dosha, tante menti, tante anime.
Per la prima volta sento che nessuno mi è estraneo e mi chiedo quanti di loro sentano di essere vivi, sostengano i loro respiri, rispettino il proprio sentire. Quanti siano felici, davvero felici, semplicemente felici!
Osservo senza giudizio ma temo che molti di loro non riconoscano questo modo di vedere le cose, di intendere la vita. Un modo sano e santo di gioire delle bellezze e delle semplicità, qualità che sto timidamente imparando grazie ai vostri insegnamenti.
Un bimbo gioca con un game boy catturato ed incastrato sulla poltrona, qualcuno scrive sms schiacciando compulsivamente tasti e respiri, chi sgranocchia patatine gustando cola e chi è incollato al monitor del portatile per vedere video e film. Tutti, incredibimnente tutti non curanti delle splendide immagini che scorrono al di fuori del finestrino.
Vorrei alzarmi in piedi e urlare dignitosamente: ” Ascoltatemi, vi prego, guardatemi! Impariamo a sentire, a sentirci! A vivere!”.

“Neti! Neti!”
Dice il saggio nelle Upanishad.

“No!”, “No!”.
Tu non sei quello!
Tu non sei quello!
Non è così
Non è così!
(Cit. Alida Dal Degan)

Contatto dentro me sentimenti dichiarati di protezione e slanci di accudimento, mi agito perchè sento che qualcuno saprebbe ascoltare e forse anche capire. Vorrebbe guardare, sentire…
Provo a chiudere gli occhi, richiamo l’attenzione dentro me, e subito torno ai ricordi. Sento ancora le voci dei miei compagni di viaggio ed il calore dei nostri abbracci che si intrecciano prima di congedarci, di allontanarci. L’India che chiama forte il mio cuore, i profumi di incenso, il chai tea, le preghiere. Il nutriente e squisito bhandara (pasto) cucinato e offerto con cura e amore nella beatitudine della vostra Bhakti (la via della devozione). La magica esperienza dello Shiro Dhara (un trattamento ayurvedico che si esegue facendo colare costantemente e dolcemente un filo d’olio tiepido al centro della fronte, tra le sopracciglia) che mi ha permesso di attingere a nuove visioni, alle ricchezze che ricevo con onore e gratitudine e che la mia anima generosa e trasformata ora sa offrire. Proprio come accade per l’Opera Perfetta degli alchimisti.

Il treno è arrivato alla stazione di Roma, ma il viaggio è appena iniziato.
Un pensiero di luce, un saluto dal cuore.
Un sincero grazie…

Scendo in silenzio dal treno e con me il mantra,

Hari OM.

Firenze, 17 febbraio 2009.

Annapurna Devi

Pace Amore e Yoga

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